Migranti, Unhcr: 239 dispersi al largo della Libia

I racconti dei superstiti: «Alla partenza scafisti hanno sparato a un uomo uccidendolo». Pietro Bartolo: «Sopravvissuti aggrappati a cadaveri»

I racconti dei superstiti: «Alla partenza scafisti hanno sparato a un uomo uccidendolo». Pietro Bartolo: «Sopravvissuti aggrappati a cadaveri» 

Sarebbero 239 le persone disperse dopo il naufragio di due barconi al largo delle coste libiche nella nottata del 3 novembre. A riferirlo è stata, in un tweet, Carlotta Sami, portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). La notizia, ha scritto Sami, è stata confermata da due sopravvissuti che si trovano a Lampedusa. I racconti dei superstiti, saliti poi a 29, «sono raccapriccianti – ha fatto sapere Pietro Bartolo, medico del Poliambulatorio di Lampedusa protagonista del film “Fuocoammare” -. Hanno raccontato che per farli salire su questi due gommoni fatiscenti hanno sparato a un uomo uccidendolo».

«I migranti si erano accorti che i gommoni erano fatiscenti e il mare non era nelle condizioni per una navigazione tranquilla. Nonostante questo li hanno fatti partire e dopo poche miglia è successa la tragedia».

«Una donna superstite – ha proseguito Bartolo in un’intervista al Tg2000 – ha raccontato che per salvarsi si è aggrappata ad un cadavere. Hanno raccontato che sono stati molte ore in mare nella speranza che qualcuno li andasse a salvare. Ma quando sono arrivati i soccorritori per la maggior parte di loro non c’è stato nulla da fare. In un gommone erano presenti sicuramente tre bambini, di cui uno era la figlia di una signora superstite. Ci ha fatto vedere la foto della figlia. Abbiamo cercato di confortarla ma una mamma che perde una bambina non è facile da consolare. Dobbiamo pensare che sono persone con i nostri stessi sentimenti, non sono alieni».

Di «tragedia annunciata» ha parlato
padre Gianni Borin, superiore della Regione Europea e Africana della Congregazione Scalabriniana. Ogni tragedia del mare «oltre a suscitare dolore e sdegno in chiunque opera al fianco di migranti e rifugiati, è un’offesa anche all’intelligenza di ogni persona di buona volontà, un richiamo deciso per coloro che rivestono cariche istituzionali e sono posti a capo delle nostre società e il bene comune».

I Missionari Scalabriniani ribadiscono,
in una nota, «la necessità fondamentale di canali umanitari quale urgenza ineludibile se si vuole rallentare, anzi, cessare la macabra conta dei morti; l’urgenza di prendersi in carico, integralmente, delle persone salvate, accompagnandole nei loro bisogni primari attraverso percorsi efficaci di inclusione nella società di arrivo; la necessità di combattere il persistente traffico umano via mare e via terra».

4 novembre 2016