Ritratto di Putin, la “summa” di Short
Nell’opera, tradotta in italiano da Taroni e Travagli per Marsilio, uno sguardo complessivo sull’uomo privato e sul personaggio pubblico, dall’infanzia all’entrata nel Kgb e oltre
La figura di Vladimir Putin ha sempre suscitato un grande interesse, anche extra politico, nell’opinione pubblica mondiale, ben prima del conflitto russo – ucraino e adesso ancora di più: sono tanti i libri che storici e biografi gli hanno dedicato, rispetto ai quali l’ultima opera di Philip Short, Putin. Una vita, il suo tempo, uscita lo scorso anno nel Regno Unito e tradotta in italiano da Anita Taroni e Stefano Travagli per Marsilio (pp. 970, 34 euro), rappresenta una specie di summa, non solo e non tanto per l’annessa ricca bibliografia e la cospicua dimensione delle fonti, bensì in ragione dello sguardo complessivo sull’uomo privato e sul personaggio pubblico.
Nei capitoli iniziali, forse i più suggestivi, Short rievoca la povera infanzia pietroburghese del futuro presidente, nato nel 1952, la sua adolescenza ribelle nel Vicolo Baskov, fra bande di piccoli criminali e incerti sogni di gloria, fino alla rocambolesca entrata nel Kgb, i temutissimi servizi segreti sovietici, gli studi giuridici moscoviti, il matrimonio con Ljudmila e il trasferimento insieme a lei a Dresda come funzionario diplomatico legato all’intelligence.
Soprattutto in questa prima parte l’autore, pur evidenziandone i limiti, si basa molto su First person, un’importante raccolta di interviste, uscita anche da noi, Vladimir Putin. Memorie d’oltrecortina (2001, Carocci), che resta a tutt’oggi uno dei testi chiave per inquadrare le origini popolari del futuro capo di Stato, teso al ripristino dell’impero zarista dopo la dissoluzione di quello sovietico.
Proprio all’inizio degli anni Novanta Putin è sulla rampa di lancio: prima come assistente del sindaco di Pietroburgo, Sob ak, poi quando entra nel cerchio magico di Eltsin che di fatto gli cederà il comando. Da quel momento la sua vicenda personale s’identifica con la storia russa. In particolare restano negli occhi la guerra cecena e quella in Ossezia con la Georgia, il naufragio del sottomarino nucleare Kursk, i tanti episodi terroristici che hanno dilaniato la Federazione Russa, dall’eccidio nel teatro Dubrovka alla strage di Beslan, fino all’occupazione della Crimea, avvenuta nel 2014, da cui deriva l’odierno scontro con l’Ucraina.
Nelle pagine finali Philip Short da storico si fa cronista inseguendo una realtà in continuo mutamento per comprendere la quale bisogna tuttavia tornare indietro, ai tempi immediatamente successivi alla cosiddetta perestrojka. In un’intervista televisiva del febbraio 1992, sei settimane dopo che la bandiera sovietica sopra il Cremlino era stata definitivamente ammainata, Putin aveva indicato nei vecchi padri bolscevichi l’origine di tutti i mali: «Hanno diviso la nostra patria in territori che prima nemmeno comparivano sul mappamondo. Hanno dato a quei territori governi e parlamenti. E ora abbiamo quello che abbiamo…». Da lì scatta l’anacronistico e sciagurato desiderio di rivalsa giunto fino a noi.
27 dicembre 2023

