“Corridoi umanitari”, i primi rifugiati arrivati a Fiumicino
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    “Corridoi umanitari”, i primi rifugiati arrivati a Fiumicino

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    Sbarcato il primo gruppo di 24 famiglie siriane con 41 minori, alcuni dei quali mutilati. Provengono tutti da Homs, città devastata dalla guerra 

    Pianti di gioia tra le braccia dei volontari che hanno permesso loro di iniziare una nuova vita. Da Beirut a Roma per fuggire dalla guerra, dalla fame e dalla devastazione. Quasi cento profughi siriani sono arrivati questa mattina, lunedì 29 febbraio 2016, a Fiumicino grazie al progetto “corridoi umanitari”. Si tratta del primo gruppo di profughi, composto da 24 famiglie, 93 persone in tutto tra le quali 41 minori, alcuni dei quali mutilati a causa della guerra, entrato in Italia in sicurezza e legalmente grazie ad un visto umanitario rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano. Provengono quasi tutti da Homs, città siriana ormai rasa al suolo dai bombardamenti: altri vengono da Idlib e Hama e sono stati subito trasferiti in varie città italiane: Trento, Torino, Reggio Emilia, Roma, Aprilia e Firenze.

    “Corridoi umanitari” è un progetto pilota, il primo in Italia, che rientra nell’accordo raggiunto a metà dicembre tra il governo italiano, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e la Tavola Valdese. Obiettivo primario impedire lo sfruttamento da parte dei trafficanti di uomini ed evitare viaggi della speranza che hanno già provocato migliaia di morti tra cui molti bambini. Un progetto ecumenico, come è stato evidenziato, che coinvolge cristiani cattolici e protestanti. Prevede l’arrivo di un migliaio di profughi in due anni non solo dal Libano, ma anche dal Marocco e dall’Etiopia.

    «È una iniziativa molto importante
    perché consente e consentirà di dare un aiuto concreto a delle persone, un obiettivo importante per un governo civile ed europeo – ha detto Paolo Gentiloni ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale -. Non affrontiamo il problema immigrazione innalzando steccati e barricate. Abbiamo bisogno di un ventaglio di azioni diverse come i corridoi umanitari. Spero che da Roma oggi parta un messaggio contagioso e che altri paesi in Europa decidano di seguire questo esempio». Per Marco Impagliazzo, presidente della Comunità Sant’Egidio, dopo le Porte Sante aperte nel mondo, oggi a Fiumicino «si apre la porta dell’umanità. Questa immagine spiega come potrebbe essere l’Europa del futuro. Mandiamo un messaggio all’Europa: queste sono leggi europee e devono essere applicate affinché questa soluzione, forse la più umana, si diffonda presto in tutta Europa».

    Negli occhi dei rifugiati arrivati
    questa mattina si leggeva la voglia di ricominciare e di dare un futuro diverso ai loro figli. Come Ibaa, mamma di Mira, un anno. È felicissima di essere arrivata in Italia perché ora potrà regalare una vita migliore alla sua bambina. «Non dimentico però i parenti rimasti in Libano – ha detto – e spero che possano raggiungerci subito. Intanto noi siamo pronti per andare a Torino». Mariam, 71 anni, è tra le più anziane a beneficiare dei corridoi umanitari e sarà ospitata da due anziani romani mentre Rasha, 35 anni e mamma di tre bambini, ha perso la vista a causa delle schegge di una bomba. Ora, grazie a corridoi umanitari potrà essere curata e i suoi figli potranno andare a scuola.

    «Sono qui per integrarsi – ha concluso
    Impagliazzo – non per rimanere ai margini della società, ma per lavorare, iscrivere i bambini nelle scuole, imparare l’italiano». La speranza di tutti è che altri Paesi seguano presto l’esempio dell’Italia e il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fondazione delle Chiese Evangeliche ha sottolineato che «altre chiese e associazioni di volontariato europee stanno già lavorando in questo senso». «La Chiesa Valdese non poteva tirarsi indietro e non ha avuto esitazioni ad impegnarsi in un progetto simile – ha detto Paolo Naso della Tavola Valdese –. Oggi conosciamo l’Europa che ci piace».

    Per Giovanni Ramonda presidente dell’Associazione Comunità Giovanni XXIII «oggi è un giorno di festa perché il mondo non ha bisogno di armi ma di giustizia e condivisione. Siamo un popolo in cammino che può cambiare la storia». Un progetto che, per Carmine Valente, responsabile del servizio immigrazione del Ministero dell’Interno «sa di buono» e il dicastero si augura che «altri Paesi adottino l’indirizzo scelto dall’Italia».

     

    29 febbraio 2016