L'informazione della Diocesi di Roma

Il prezzo della Misericordia

È il Crocifisso lo “scontrino” che attesta l’avvenuto pagamento della nostra libertà dal peccato, della nostra salvezza. Appello estremo a deciderci per l’amore

È il Crocifisso lo “scontrino” che attesta l’avvenuto pagamento della nostra libertà dal peccato, della nostra salvezza. Appello estremo a deciderci per l’amore

Tutto ha un prezzo, tutto è possibile, in una maniera o nell’altra, quantificare. Capire il valore di una cosa, materiale o immateriale che sia, sembra essere un bisogno iscritto nel Dna dell’uomo. Forse è il bisogno che più ci caratterizza, ci distingue come uomini dal resto del creato, non tanto per una distorsione umana ma per la responsabilità stessa che Dio ci ha affidato di custodi del creato: dobbiamo renderci conto del valore di ciò che ci circonda, di chi ci circonda, dei nostri desideri e azioni per esercitare la nostra responsabilità ed apprezzare il buono e il bene, evitando il male. L’istinto che guida il regno animale nei sui bisogni e nelle necessità, secondo cui la semplice creatura di Dio agisce per nutrirsi, ripararsi, riprodursi e sopravvivere, nell’uomo diventa qualcosa simile a una necessità di comprensione tanto che l’istinto stesso è quasi ignorato, annegato in quel bisogno che abbiamo di comprendere fino in fondo ciò che ci circonda, chi ci circonda, la nostra comunità e società i nostri valori ed i nostri desideri.

Come l’uomo non si può astenere dal giudicare per vivere, riconoscere le cose buone da quelle meno buone, il bene dal male, così ha bisogno di valori per esercitare la propria libertà e responsabilità, in modo da poter scegliere per il meglio. In un certo senso è obbligato a farsi una scala, una gerarchia di valori da utilizzare per dirigere la propria vita. Questa scala è tanto importante che, per la Bibbia, il luogo ideologico dove sono detti risiedere i valori e i desideri che animano le azioni umane è il cuore stesso dell’uomo, luogo dove Dio stesso desidera essere accolto come valore (Dt 6), dove il cuore è, nella mentalità ebraico-cristiana, il centro, il concentrato, di tutta quella che è la persona umana, ciò che un uomo crede, spera, ama!

Se abbiamo dei dubbi in merito proviamo a pensare agli obiettivi che l’uomo stesso, per profitto e per guadagno, prova a mettere nel cuore di più persone possibili. Pensiamo alle pubblicità che – ormai senza freno – vanno a solleticare istinti e desideri umani affinché si dia un alto valore a un oggetto o bene immateriale che, altrimenti, avrebbe un valore relativo od occasionale. Obiettivo dei pubblicitari è riuscire a dare quel valore, secondo cui le persone muoveranno i loro sforzi e le loro vite per ottenerlo, farlo proprio, nonostante ciò che propongono non abbia quel valore o non ne abbia affatto. Ovviamente non parliamo solo di pubblicità di cose o servizi ma anche di idee, ideologie, progetti, stili di vita e di pensiero.

Esistono, però, valori che non hanno bisogno di essere inculcati, valori che sono tali e tali rimarranno nonostante l’arroganza del peccato voglia sostituirli o sfigurarli. Esistono dei valori assoluti a cui l’uomo non può rinunciare, anche se prova in continuazione a farlo: la vita, l’amore, la famiglia, l’amicizia, la salute, lo spirito, e così via; dare il giusto valore a questi non vuol dire togliere a qualcos’altro, ma vivere secondo il valore della ragione umana, di ciò che è inscritto, naturalmente, nel cuore dell’uomo, di ciò che l’uomo percepisce istintivamente come cosa buona, come valore a cui fare riferimento nella gerarchia dei valori per la propria vita.

La misericordia divina, a cui fa sempre riferimento quella umana, non sembra, tante volte, avere un posto alto nella scala dei valori umani, molte volte facciamo fatica anche solo a considerare la misericordia divina un evento basilare e necessario della nostra vita, un tesoro da ricercare; persino Gesù si ritrovò a contestare apertamente questa mancanza di considerazione nel valore della misericordia (Mt 9,13 ; Mt 12,7 ; Mt 23,23), prendendosi “gioco” di chi non aveva in considerazione la misericordia di Dio nel suo manifestarsi più “alto”, il perdono dei peccati (Mt 9,2-5 ; Mc 2,5-9 ; Lc 5,20-23 ; Lc 6,37 ; Lc 7,47-48). Infatti, a coloro che cercavano un pretesto per “incastrarlo” mentre egli predicava e guariva, Gesù proponeva, molte volte, prima di guarire fisicamente, l’atto di misericordia più bello che Dio può dare agli uomini: il perdono dei peccati! Ma la cecità del cuore e la mancanza del valore della misericordia non permettevano di capire la reale portata dell’amore di Dio, del suo totale perdono. Così a chi pensava solo a dare valore alle azioni di Gesù per le guarigioni e i miracoli, e non secondo il valore del perdono misericordioso, è sfuggito completamente, come sfugge ancora oggi, la reale portata dell’Amore di Dio e, di conseguenza, il giusto valore con cui conoscere Dio ma anche la preziosità della propria vita.

La Misericordia è quindi il valore più alto con cui Dio Padre ama i suoi figli, il punto cruciale del suo amare, e perdonare è la manifestazione più grande di questo centro del cuore Divino (Gv 8,1-11 ; Lc 23,39-43; Lc 23,34), ma dobbiamo porci la domanda sul perché può essere il valore che più può essere trascurato ed incompreso dagli uomini. Possiamo ragionare a lungo su quest’aspetto, l’unica costante che scopriremo è che la misericordia divina per essere ricercata, compresa e accettata può appellarsi solo alla libertà umana che può aprirsi o non aprirsi, inserirla nella scala dei suoi valori o no.

Forse solo alla fine dei tempi scopriremo l’esatto valore che abbiamo dato alla misericordia di Dio, forse la grazia divina ci convertirà a sé e ci darà le dimensioni di questo amore immane, una cosa che però rimarrà sempre lì a ricordarci il valore della misericordia divina ed interpellerà sempre la nostra libertà, cioè il prezzo che questa è costata a Dio stesso: il Crocifisso! Certo è solo un’indicazione non vincolante la nostra libertà, ma è sempre un prezzo che dice anche il valore che hanno i figli di Dio, gli uomini, oggetto di scambio di tale valore. Il Crocifisso è uno scontrino che attesta un avvenuto pagamento, la somma dell’amore che ci è voluto per comprare la nostra affrancatura dal peccato e la nostra salvezza. L’appello estremo alla nostra libertà di decidersi per l’amore.

Per capire meglio, possiamo farci qualche domanda: Cristo dalla croce poteva scendere? Certo che poteva, ma sarebbe convenuto? Avrebbe potuto scegliere un’altra strada, meno dolorosa? Certo che poteva, ma avremmo capito? Dio poteva limitare la nostra libertà e impedirci di sbagliare? Certo che poteva, ma lo avremmo veramente amato come figli? La polemica che di tanto in tanto investe la nostra società, la nostra cultura, sulla necessità del crocifisso nei luoghi pubblici, ci dice molto sulla “pericolosità”, sul rischio, che corre l’uomo nel guardare l’immagine di un uomo che muore per amore degli altri uomini. C’è l’effettiva possibilità di rimanere folgorati dal valore del crocifisso, il rischio di capire la profondità, l’altezza e l’ampiezza della misericordia divina. Di fronte al crocifisso c’è il rischio che il nostro cuore si apra a un Dio che paga ogni prezzo, con la sua persona, per donarci il perdono e portarci con Lui nella vita eterna. Un rischio che potrebbe far capire a tutti gli uomini il valore che ognuno, anche il più indesiderabile degli uomini, ha di fronte al Dio della Misericordia, un rischio troppo alto per chi, invece, vuole non la misericordia che salva e libera ma la schiavitù che ingabbia ed schiaccia, per tenere basso il valore dell’umano e speculare sulla vita altrui a proprio vantaggio.

Guardando il crocifisso ci potremmo ritrovare a sovvertire la nostra misera scala di valori, a mettere in discussione ciò che davamo per assunto e immutabile e, per questo, forse a dover fare una fatica nello smontare ciò che avevamo costruito, magari con tanta fatica, ma che ci possiamo rendere conto non essere poi così importante. Il crocifisso potrebbe farci intravedere la fatica di un cammino nuovo, la fatica di dover lasciare le nostre cose, i nostri valori, per prenderne dei nuovi, ma chi, sano di mente e di cuore, preferirebbe una morte a caro prezzo senza misericordia a una vita gratuita piena d’amore e di misericordia? Chi per questo motivo non sarebbe disposto a mettersi in cammino?

29 marzo 2016