La pornografia e la «distorsione» dell’amore
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La pornografia e la «distorsione» dell’amore

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Al Maggiore il convegno promosso dal Centro diocesano per la pastorale familiare. Don Kilcawley: «Il contrasto comincia con il monitoraggio dei mezzi di comunicazione»

Dagli Stati Uniti a Roma, hanno portato con sé dati e storie. Peter Kleponis, psichiatra della Pennsylvania, spiega che, secondo uno studio di avvocati statunitensi, la pornografia condiziona il 56 per cento dei divorzi. Don Sean Kilcawley, direttore dell’Ufficio per la pastorale familiare della diocesi di Lincoln, in Nebraska, indica la strada da seguire: «Come Chiesa abbiamo il dovere di accompagnare le famiglie per proteggere i bambini da questa minaccia». Entrambi sono intervenuti, ieri mercoledì 17 maggio, all’incontro su “Sessualità e pornografia”, organizzato al Seminario Maggiore dal Centro diocesano per la pastorale familiare, diretto da monsignor Andrea Manto, in collaborazione con l’associazione “Puri di cuore”. «Vogliamo dire con chiarezza – le parole di monsignor Manto – sia che la comunità cristiana è vicina a chi vive una condizione di porno-dipendenza sia che l’antidoto è una visione positiva della bellezza della sessualità». Un appuntamento al quale hanno partecipato ragazzi, genitori, educatori, insegnanti, animatori, operatori pastorali, sacerdoti, psicologi e medici.

A introdurre i lavori, il vescovo Giuseppe Marciante, che nel suo intervento ha citato in più occasioni l’esortazione apostolica di Papa Francesco “Amoris laetitia”. «La pornografia ricodifica il modo in cui gli adolescenti pensano la sessualità – spiega -. Un giovane confonde l’amore per una persona col consumo del sesso, impara ad amare i propri desideri da soddisfare e se stesso, ma non l’altro», ammonisce. Ecco perché «è fondamentale l’educazione sessuale, ma senza dimenticare che bambini e giovani non hanno raggiunto una maturità piena. L’informazione, quindi, deve arrivare in un momento adatto alla fase che vivono. Spesso invece di dare educazione sessuale si dà deformazione sessuale».

La pornografia, secondo Kleponis, non causa solo una dipendenza dal punto di vista fisico ma è utilizzata anche per placare un dolore emotivo come la solitudine, il rifiuto dei coetanei o situazioni familiari difficili. «Può essere l’origine di una dipendenza che aumenta di gravità e scaturisce in rapporti sessuali a rischio. Se un coniuge, ad esempio, contrae malattie sessualmente trasmissibili, il suo matrimonio potrebbe essere compromesso. Se comunque la moglie scoprisse la dipendenza del marito dalla pornografia la sua autostima si ridurrebbe», spiega l’esperto che ne rileva la diffusione anche tra le donne.

Per combattere questa dipendenza nella sua diocesi, don Kilcawley organizza incontri con giovani e genitori. Parla con loro della sicurezza sul web e di educazione sessuale. «Il contrasto alla pornografia comincia con il monitoraggio dei mezzi di comunicazione. I genitori molto spesso non riescono a sapere cosa guardano i figli – spiega -. È più facile se i ragazzi parlano con i genitori e chiedono aiuto». Come ha fatto Mark, 12 anni, che ha incontrato il sacerdote statunitense, dopo avere raccontato ai genitori della sua dipendenza da immagini pornografiche trovate sul web. «La pornografia crea una distorsione – aggiunge -. L’amore distorto si affronta recuperando la nostra identità di figli di Dio e dei propri genitori. In questo modo, si può superare la conseguenza del peccato e quella mancanza di affetto che può avere causato il ricorso alla pornografia».

18 maggio 2017