Il gesto sublime del perdono di Dio

La volontà di perdonare di Dio ne disegna la “natura”: se Dio è infinito è perché, perdonandoli, permette agli umani di rompere i confini della morte

«Così tra questa immensità s’annega il pensier mio; e il naufragar m’è dolce in questo mare»: è l’ultimo verso di un Canto immortale che la vista della verde vallata verso i Monti Sibillini, dal monte Tabor di Recanati, ispirò al grande Leopardi. Un’ode all’infinito, un Grande Idillio sorto dall’entusiasmo che gli colmava l’animo di un sentimento stupendo, incontenibile. Una chiara allusione a qualcosa di simile sono i versetti che aprono il capitolo trentaquattresimo del libro dell’Esodo con le parole con cui il Dio di Israele ritorna a riunirsi con esso: «Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato». Un’immagine di Dio fatta d’immensa, illimitata bontà e misericordia. E il perdono per le colpe di Israele è come l’orizzonte dell’infinito leopardiano: una valle d’amore, un grembo di sconfinata fedeltà.

La volontà di perdonare di Dio ne disegna la Sua stessa “natura”: se Dio è infinito lo è perché infinita è la potenza del Suo perdono. Se Dio è infinito è perché, perdonandoli, permette agli umani di rompere i confini della morte e di risorgere sempre a nuova vita. Vi perdonerò «per mille generazioni», dice il Signore. Un’espressione idiomatica ebraica tipica per dire: senza numero! Molto vicina a quella usata da Gesù, ancora a proposito del perdono: «Signore, quante volte perdonerò se un fratello pecca contro di me? Fino a sette? Gesù gli rispose: non ti dico fino a sette ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,21-22), vale a dire: per sempre. Il perdono è l’amore quando raggiunge le sue vette più alte: solo da lì si può guardare l’infinito! Sul Tabor della Misericordia, soltanto, si potrà volare sulle ali della libertà.

«Il Signore disse a Mosè: Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato» (…) Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità» (vv.1.8-9). Dio dà a Israele una seconda possibilità, gli apre il tempo di una seconda volta, l’occasione per ricominciare dopo la sua infedeltà e il suo disprezzo. È un gesto sublime che tutti noi vorremmo che ci fosse fatto dopo che abbiamo sbagliato e abbiamo commesso dei danni irreparabili per la vita nostra e degli altri. Agli occhi di Dio nessun danno è irreparabile in forza del suo amore che perdona e guarisce, che dimentica e trasforma, che crede ancora e spera in chi, in passato, lo ha deluso e tradito. Ma come per Israele ci fu un avvocato bravissimo, un vero “principe del foro” a perorare la sua causa presso la “giustizia” di Dio, così anche noi abbiamo bisogno di un amico, di un fratello, della Comunità cristiana, di qualcuno che si accolli la responsabilità del nostro destino e implori, anche per il più vile tra noi, il suo perdono.

7 settembre 2020