Il monito a scribi e farisei: Gesù compagno della folla

Nel rimprovero a quanti si atteggiano a guide colme di sapienza e vorrebbero persuadere la gente ad agire come loro predicano, la scelta di fare la strada con il “popolo”

C’è un aggettivo che Gesù usa molto di frequente e lancia contro scribi e farisei: si tratta dell’aggettivo «ipocriti». L’ipocrisia non piace al Maestro che non teme affatto di irritare i suoi interlocutori e non perde occasione per esprimere il suo disgusto verso tale comportamento. Ma chi erano gli scribi e i farisei nel mondo giudaico del tempo? Tecnici della scrittura ed esperti ermeneuti della Parola di Dio vergata nella Legge. Due categorie che si potrebbero definire «doganieri» della salvezza divina; di loro dice, infatti, Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente».

Pretendono di essere maestri (“rabbi”), si atteggiano a guide colme di sapienza, si arrogano il diritto di spiegare la Legge a modo loro e vorrebbero persuadere la gente a pensare e ad agire secondo quanto essi predicano. Verrebbe da paragonarli a tutti quelli che, oggi, abusano del potere politico o intellettuale, ai giornalisti di grido, agli opinionisti che restano quotidianamente per ore e ore nei talk show o negli speciali dei telegiornali pensando di convincere e di costringere, chi li guarda da casa, a dargli ragione. Trattano i loro ascoltatori come fossero degli ingenui e credono che il loro cervello sia solo un vuoto a perdere che possono riempire a loro piacimento ed intento. Non si accorgono di quanto si trovino, invece, distanti dai pensieri della gente, lontanissimi dal suo cuore, remoti alle sue idee, ai suoi veri desideri.

In verità lo scopo delle “campagne” di scribi e farisei non è quello di aprire una strada di luce e di pace, presso il popolo di Dio, ma solo di avere i primi posti nella società. Gesù opera ancora una volta un esodo: dagli scranni dei presunti e presuntuosi maestri della Legge, che sono collocati a un’abissale distanza dalla povera gente, come un vero Maestro, si fa compagno della folla, fa la strada con essa, parla la sua lingua, conosce la sua ricchezza e i suoi bisogni. Mentre scribi e farisei ritengono di essere migliori della povera gente e la considerano come una massa di minorenni, Gesù sa che, al contrario, saranno proprio gli ultimi, gli scartati, i disprezzati a rivelarsi i primi. Forte e inequivocabile è il monito che il Signore lancia: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare». E alle folle, verso le quali grande è il rispetto e immensa la stima, raccomanda: «Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo».

9 maggio 2022