Il motore della speranza? La generatività

Il presidente di Caritas internationalis Tagle e l'economista Becchetti al secondo incontro del percorso formativo promosso da Caritas e Pastorale sociale. L'invito a mettere in atto progetti che «profumano di futuro». Don Salvini (San Fulgenzio): «Cresciute le relazioni»

La generatività è il motore della speranza. Ogni situazione può volgere al meglio e anche nel dolore e nella confusione generati da una pandemia possono germogliare semi di speranza se lo sguardo rimane fisso su Gesù e ci si incoraggia a vicenda. Lo dimostrano le numerose opere di carità spontanee o messe in atto da comunità parrocchiali che hanno unito le forze per raggiungere più famiglie o, ancora, il percorso delle buone pratiche per la sostenibilità che si è messo in moto in vista della prossima Settimana sociale in programma a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021. Anche il Recovery plan può essere la chiave generativa del Paese, basta «saper cogliere quest’opportunità». Questi alcuni degli argomenti al centro del secondo appuntamento del percorso di formazione promosso dalla Caritas e dall’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma per riflettere sull’enciclica “Fratelli tutti”.

“Dove nasce la speranza” il tema dell’incontro, trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook della Caritas, moderato dal direttore dell’organismo pastorale don Benoni Ambarus e aperto da una meditazione del cardinale Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e presidente di Caritas internationalis. Il porporato ha rimarcato che la speranza è «un dono del Signore» e pertanto il suo «fondamento è la fede». Ha quindi ricordato il brano del Vangelo in cui Gesù cammina sulla superficie dell’acqua per raggiungere la barca con gli apostoli, particolarmente «adatto per parlare di speranza». Solo dando fiducia a Cristo «sarà possibile camminare sulle acque turbolente della vita e far nascere la speranza anche in questo tempo di difficoltà», ha aggiunto, rivolgendo un appello ai cristiani, oggi chiamati in modo particolare a camminare con Gesù «per andare incontro alle tante persone esasperate che gridano aiuto». L’auspicio è che «i sofferenti non si trovino davanti un fantasma, un burocrate o una persona fredda ma vedano la presenza del Signore».

La parola è quindi passata a Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica alla facoltà di Economia dell’Università degli Studi Tor Vergata, che ha incentrato la sua relazione sull’interrogativo “Saremo capaci di cambiare i nostri stili di vita?”. Incitando a mettere in atto e a perseguire «con tenacia» tutti i progetti che «profumano di futuro», l’economista si è soffermato sulla generatività. «Essere generativi significa far sì che la nostra vita possa dare un contributo positivo al benessere altrui – ha affermato -. La generatività e la fraternità animano l’impegno e l’attività sociale». Con la Scuola di Economia Civile, di cui fa parte, sta promuovendo la generatività nel Lazio «come indicatore di benessere», premiando i progetti che «vedono la partecipazione di un gran numero di persone». Parlando dei 209 miliardi del Recovery plan, ha sottolineato che in questo momento «l’Italia vive una congiuntura eccezionale e che ha un’occasione enorme». L’augurio è che «non ci si perda in bizantinismo politico».

“La solidarietà delle comunità parrocchiali nell’emergenza Covid-19” è stato al centro della testimonianza di don Paolo Salvini, parroco di San Fulgenzio, secondo il quale durante l’emergenza sanitaria «alla volontà di rimanere solidali si sono aggiunte la tenacia e la fantasia, è cresciuta la rete delle relazioni e della collaborazione e sta mettendo radici una visione migliore di solidarietà». Il sacerdote ha ricordato che durante il lockdown tanti parrocchiani hanno scelto di non «paralizzare le relazioni» mantenendo costantemente i contatti con i più vulnerabili attraverso telefonate o videochiamate. «Con la necessaria prudenza, hanno immaginato nuovi modi per essere solidali facendosi carico delle difficoltà altrui», ha detto. A tal proposito ha raccontato che a San Fulgezio da un iniziale aiuto economico a favore di tre giovani che hanno perso il lavoro a causa della pandemia è nata «un’autentica relazione che ha permesso ai ragazzi di essere accolti in altrettante famiglie fino a quando non riusciranno nuovamente a inserirsi nel mondo del lavoro». Nell’ottica della rete di relazioni ha rimarcato che per rispondere alle tante richieste di aiuto «è stato necessario rafforzare le alleanze con le parrocchie della prefettura».

Per don Benoni la serata ha offerto «tanti stimoli» e ha «consolato i cuori. Il Signore – ha detto – è presente e invita a camminare anche quando sembra tutto inutile». Prossimo appuntamento dell’itinerario della Caritas il 15 gennaio 2021 alle 18 con “Siamo debitori gli uni degli altri”. Prevista la meditazione di Luigino Bruni, docente dell’Università Lumsa di Roma, l’intervento di padre Giulio Albanese, missionario comboniano, che parlerà di “Sussistenza, crescita e sicurezza. Perché il debito dei paesi poveri condiziona la nostra vita?” e la testimonianza di alcune famiglie romane.

14 dicembre 2020