Rigoni Stern, il ritratto di Mendicino

L’omaggio dell’amico e studioso. Nelle pagine dello scrittore di guerra e di pace, una visione universale del mondo in cui ognuno è chiamato a cogliere qualcosa di personale

Cento anni fa, il 1° novembre 1921, nasceva ad Asiago Mario Rigoni Stern, grande scrittore di guerra e pace, anche in questo senso tolstojano del Novecento, il cui destino biografico s’intreccia con quello del nostro Paese: leggere le sue opere, dal famoso esordio Il sergente nella neve (1953), pubblicato nella mitica collana dei Gettoni Einaudi grazie a Elio Vittorini, a Storia di Tönle (1978), con il quale vinse il Premio Campiello, per citare soltanto i due risultati maggiori, significa ritrovare qualcosa di noi stessi, quasi scrutinando nel passato più recente alcuni lati del carattere nazionale. È questo il fascino, epico e leggendario, di un autore abbastanza eccentrico della tradizione letteraria italiana, le cui pagine nascono sempre dall’esperienza concreta della realtà, sullo sfondo dell’Altipiano dei Sette Comuni, isolato nella sua storica autonomia, eppure assai legato alle vicissitudini europee.

Non sempre la vita degli scrittori corrisponde intimamente ai loro libri: nel caso del sergente invece sì, esisteva un nesso profondo fra l’esistenza e lo stile. Al punto tale che definirlo semplicemente un narratore della terra in cui visse risulta impreciso: siamo di fronte a una visione universale del mondo in cui ognuno è chiamato a cogliere qualcosa di personale. Ecco perché leggere il ritratto, affettuoso e appassionato, che gli dedica Giuseppe Mendicino, amico e studioso del grande autore, in Mario Rigoni Stern (Laterza, pp. 249, euro 18) può essere utile a inquadrare i testi preparandoci all’incontro con essi. Il biografo, premuroso e attento, nonché molto informato, richiama le tappe più importanti e significative: la gioventù trascorsa in montagna in un ambiente familiare che resterà inciso per sempre nell’animo dell’uomo; l’esperienza bellica nei tre fronti, francese, albanese e russo, con al centro le due scosse indelebili, ritirata e prigionia; il lungo ritorno a casa e la lenta ripresa con la progressiva individuazione della vocazione letteraria; il rapporto intenso e vitale con la natura circostante, tesa a ricucire gli strappi delle guerre; l’etica civile cresciuta negli anni fino a diventare caratteristica della poetica.

Un’attenzione nuova viene rivolta a certe figure capaci di attraversare il tempo: come l’amore adolescenziale per Clary, ragazza veneziana ospite delle suore canossiane di Asiago, conosciuta d’estate e mai più dimenticata, rimasta anzi nella memoria come un’occasione perduta. Apprezzabile la collocazione della vita del protagonista nel grande marasma storico da lui attraversato, specie nei capitoli dedicati alla seconda guerra mondiale, fra i più incisivi dell’opera. Ma questo libro di Mendicino possiede anche un tesoro interno: le tante fotografie, alcune finora inedite, concesse dalla famiglia, che ritraggono Mario Rigoni Stern, scomparso nel 2008, prima giovanissimo, poi, soldato, infine celebrato scrittore.

25 ottobre 2021