L'informazione della Diocesi di Roma

Operatore umanitario ucciso in Siria

Partner di Save the Children vittima di un bombardamento mentre cercava di salvare alcune famiglie. 8 attacchi in 5 minuti

Un ragazzo di 23 anni, partner di Save the Children, vittima di un bombardamento mentre cercava di salvare alcune famiglie intrappolate tra le macerie. 8 attacchi in 5 minuti

Nella notte tra il 30 e il 31 maggio, ripetuti bombardamenti hanno colpito Idlib e Aleppo, nel nor della Siria. Gli operatori umanitari presenti sul posto, a Idlib, parlano di attacchi violentissimi: almeno 8 in 5 minuti, che hanno colpito i quartieri dove vive la popolazione civile. Per due volte nell’arco di mezz’ora le bombe sono cadute anche vicino a un ospedale. Molte le famiglie rimaste intrappolate tra le macerie.

Proprio per salvare alcune di loro è morto un operatore umanitario di 23 anni, tra i partner locali di Save the Children, membro di un team di emergenza impegnato nella formazione di volontari per gli interventi di primo soccorso durante gli attacchi aerei: cercava di tirare fuori dalle macerdie della loro casa distrutta da un attacco appena compiuto i membri di alcune famiglie, quando un successivo bombardamento lo ha ucciso insieme ad altri civili. Come Violet, della stessa organizzazione, che distribuiva medicinali e cibo, uccisa allo stesso modo, sempre a Idlib, all’inizio del 2015.

Nel nord della Siria è di nuovo caos, per l’impennata nei bombardamenti che ha moltiplicato, commenta la responsabile di Save the Children in Siria Sonia Khush, «lo spargimento di sangue, le sofferenze e le persone che cercano una via di fuga». Fondamentale quindi, per l’organizzazione, «poter contare sul lavoro dei partner locali impegnati a raggiungere chi più ha bisogno di aiuto immediato», nonostante ogni giorno che passa sia sempre più «difficile e pericoloso» distribuire cibo, acqua e medicine ai bambini e alle famiglie che ne hanno disperata necessità. «La morte del nostro collega coraggioso, come quella di Violet, uccisi mentre stavano cercando di salvare altre vite – è il commento di Khush -, è una grave perdita non solo per le loro famiglie ma per il futuro stesso della Siria».

Il bilancio degli attacchi aerei nella notte del 31 maggio è di 3 ospedali colpiti e una sala operatoria danneggiata ad Aleppo, mentre a Idlib le bombe sono cadute vicino a 2 ospedali,  costringendoli a sospendere ogni attività di assistenza proprio nel momento in cui è più necessaria. Sono stati almeno 45 gli attacchi portati a strutture sanitarie nei primi quattro mesi dell’anno, uno ogni 2 giorni, nonostante il cessate al fuoco proclamato. Nel disprezzo totale, evidenziano da Save the Children, dei regolamente umanitari internazionali. Migliaia, al momento, le persone ancora intrappolate dai combattimenti degli scorsi giorni ad Azaz e nella parte nord di Aleppo, che rischia di rimanere completamente assediata e isolata dopo i pesanti bombardamenti sull’unica via di accesso alla città.

1° giugno 2016