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Il Papa a Roma Tre: «Concretezza e dialogo nella differenza»

Nella sua visita a Roma Tre Francesco ha risposto a braccio alle domande di 4 studenti. Tra loro Nour, rifugiata siriana giunta con lui da Lesbo

Nella sua visita a Roma Tre Francesco è intervenuto a braccio, rispondendo alle domande di 4 studenti. Tra loro Nour, rifugiata siriana giunta con lui da Lesbo

Papa visita università Roma TreUn autentico bagno di folla per Papa Francesco questa mattina, venerdì 17 febbraio, all’Università Roma Tre, dove è stato accolto dal rettore Mario Panizza e da migliaia di studenti, docenti e abitanti della zona. Il Papa ha fatto un lungo giro all’esterno del rettorato, prestandosi volentieri allo scatto di numerosi selfie. Il rettore ha evidenziato «il clima di euforia e di grandissimo entusiasmo con cui gli studenti e i docenti hanno partecipato».

«Concretezza contro la liquidità» e «dialogo nella differenza» sono le “consegne” che il pontefice ha lasciato ai numerosi presenti. Un discorso lungo e pronunciato, come fa spesso, a braccio, per rispondere alle domande di quattro studenti: Giulia Trifilio, 25 anni, Riccardo Zucchetti, 23, Niccolò Antongiulio Romano, 23, e Nour Essa, 31 anni, una rifugiata siriana giunta in Italia con il Papa da Lesbo. Domande sulla «medicina contro l’agire violento», i cambiamenti d’epoca e l’informazione, la «communis patria» e come viverla, la paura che serpeggia in Europa verso i migranti. Francesco ha dato per letto il discorso ufficiale e ha parlato spontaneamente, «per rispondere direttamente dal cuore».

Papa discorso università Roma Tre«Pensiamo al linguaggio – ha detto rispondendo alla domanda di Giulia -. Alla tonalità del linguaggio. È salita, tanto. Oggi per strada, a casa si grida. E anche si insulta, come se fosse normale. C’è violenza nell’esprimersi, nel parlare. È una realtà che tutti viviamo. C’è aria di violenza nelle nostre città. Anche la fretta, la celerità della vita ci fa violenti. Tante volte a casa dimentichiamo di dire buongiorno. Mah… ciao, ciao… Sono saluti anonimi. La violenza è un processo che ci fa ogni volta più anonimi. E questo diventa violenza sociale – ha proseguito il Papa -. Bisogna abbassare un po’ il tono, bisogna parlare di meno e ascoltare di più. Ci sono tante medicine contro la violenza ma prima di tutto è il cuore che sa ricevere. Prima di discutere, dialoga. Col dialogo si fa amicizia, serve la pazienza del dialogo».  Aspetto fondamentale anche «all’università» dove «si deve fare questo lavoro artigianale del dialogo». E dove si va «per imparare a vivere e a conoscere il vero, il buono e il bello».

Il Papa ha poi parlato dell’unità, «cosa totalmente diversa dall’uniformità» che sembra la caratteristica di quest’epoca di globalizzazione: «Questa uniformità è la distruzione dell’unità, ti toglie la capacità di essere differente. Invece serve una globalizzazione poliedrica», che è la strada che deve seguire l’università: «Unità nella diversità, così si vive la “communis patria”. Siamo accomunati ma ognuno è distinto». Quanto alla comunicazione, il Papa ha messo in guardia dalla «rapidazione, un termine inventato in Olanda 40 o 50 anni fa: il pericolo è di non avere il tempo per fermarsi ad assimilare, a riflettere». Il pontefice ha poi fatto riferimento a Bauman: «Una comunicazione così rapida, leggera, può diventare liquida senza consistenza». L’antidoto? «Serve concretezza. Anche nell’economia. Con un’economia liquida c’è mancanza di lavoro, c’è disoccupazione». E ancora una volta Francesco è tornato a denunciare il dramma della disoccupazione giovanile che rischia di condurre «alle dipendenze o al suicidio», invitando l’università ad «affrontare questi problemi per cercare soluzioni da proporre».

Papa Francesco visita università Roma TreInfine la questione identitaria. «Ma l’Europa quante invasioni ha subito? – si è chiesto il Papa -. Le migrazioni non sono un pericolo, sono una sfida per crescere». Francesco ha fatto riferimento alla sua patria, terra di migranti per eccellenza, e ha ricordato la sua esperienza a Lesbo, «dove ho sofferto tanto». È «indispensabile pensare bene al problema migratorio. Non faccio politica di partito, semplicemente guardo la realtà». Il Papa ha stigmatizzato lo sfruttamento dei Paesi più poveri e ha ricordato che «il Mediterraneo, il Mare Nostrum, è diventato un cimitero. Quando sono andato a Lampedusa il fenomeno era appena iniziato ma ora è di tutti i giorni. E come dobbiamo accogliere i migranti? Prima di tutto come esseri umani. Sono uomini e donne come noi». Ma il Papa ha anche  riconosciuto che «ogni Paese deve vedere quanti migranti può accogliere». Perché non basta accogliere: «Occorre integrare». Quando «c’è accoglienza, accompagnamento e integrazione – ha concluso il Papa – non c’è pericolo, si riceve cultura e si offre altra cultura».

17 febbraio 2017