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Pakistan, la «mitezza» è «il fondamento della fiducia dei cristiani»

A Santa Maria in Trastevere la preghiera promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, con Armand Puig i Tàrrech. Il console: «Il governo esorta all’unità»

A Santa Maria in Trastevere la preghiera promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, con Armand Puig i Tàrrech. Il console: «Il governo esorta all’unità»

«Siamo raccolti stasera in questa basilica per esprimere tutto il nostro dolore per l’orribile atto terroristico che nel giorno di Pasqua ha causato 72 morti ed oltre 300 feriti, soprattutto donne e bambini della minoranza cristiana, in un parco giochi a Lahore, in Pakistan». Ha iniziato così Armand Puig i Tàrrech, rettore dell’ateneo di Santa Pacià di Barcellona, la veglia organizzata ieri sera, 29 marzo, dalla Comunità di Sant’Egidio nella chiesa di Santa Maria in Trastevere. «L’oscurità del Venerdì Santo è tornata improvvisamente la domenica passata, in quel parco di Lahore – ha detto durante l’omelia – pieno di cristiani che celebravano la festa di Pasqua. Cristiani, ma anche tanti musulmani, si trovavano insieme in un posto di vita e di sorrisi: un parco per bambini in una città dove vivono insieme persone di confessioni religiose diverse». A rompere l’armonia «la violenza cieca». Puig ha esortato a rispondere con la mitezza. «Il male è potente» ha proseguito, e la reazione potrebbe essere sbagliata: «Ci si aspetterebbe una risposta di odio a un attacco così pesante. Ci si aspetterebbe una parola dura contro quelli che vogliono una società rigida, senza cristiani né altre minoranze», ma «la mitezza, sostenuta contro ogni speranza, è il fondamento della fiducia dei cristiani del Pakistan nella loro lotta contro il male dei portatori di morte e contro l’indifferenza di quelli che restano in silenzio. I miti hanno la forza di Dio e la potenza del suo Cristo».

Il Pakistan per Sant’Egidio è un Paese molto importante, ha spiegato a Roma Sette Anna Rita Pescetelli, della Comunità: «Dal 2000 sono nate delle comunità in Pakistan, oggi siamo almeno in 10 città, è un Paese a noi è molto caro. C’era una grande amicizia con Shahbaz Bhatti, cristiano, ministro delle minoranze in Pakistan ucciso alcuni anni fa. È un legame molto profondo quello che abbiamo con questo Paese, attraversato dal terrorismo, nel quale vive una minoranza cristiana che però negli ultimi anni sta crescendo nella società». Pescetelli ha poi raccontato del piccolo Abish. Frequentava le scuole di Sant’Egidio ed è stato ucciso da un altro attentato due anni fa: «Di fronte agli attacchi più recenti abbiamo sentito ancora di più la vicinanza con questo Paese». Il console pakistano Ishtiak Ahmed Akil ha tenuto a esprimere una speciale gratitudine per la Comunità, promotrice dell’evento: «Voglio esprimere il mio apprezzamento alla Comunità di Sant’Egidio per aver organizzato questa preghiera per le vittime innocenti di questo barbaro attacco in Lahore la scorsa domenica. Siamo molto commossi per la loro gentilezza e per la presenza di tutti gli intervenuti».

«Per i Pakistani questo attacco barbarico è stato uno shock», ha raccontato a Roma Sette il console: «La perdita di vite innocenti è inaccettabile dovunque». Nel dolore resta comunque la vicinanza dei Paesi amici: «Un gesto di civiltà» ha commentato. «Dalla comunità internazionale abbiamo ricevuto molta cooperazione, in particolare Italia e Gran Bretagna sono state di grande aiuto – ha specificato -: non solo hanno preso coscienza del nostro sacrificio nella lotta al terrorismo ma ci sono vicini dal punto di vista diplomatico». Il Pakistan condanna con forza quanto accaduto. «Il governo del Pakistan – le parole del console – ritiene che sia necessario combattere e condannare queste manifestazioni», ed esorta all’unità: «Dobbiamo restare in guardia contro questi movimenti e affrontare la minaccia del terrorismo tutti insieme a livello internazionale».

30 marzo 2016